Storia d’Italia ai tempi del pallone

Dal Grande Torino a Cristiano Ronaldo

Darwin Pastorin, Andrea Bozzo

Meroni, il ribelle granata, muore investito da un’auto qualche giorno dopo l’assassinio del mitico rivoluzionario Che Guevara. Il calcio come strumento per guadagnare consenso politico: dal Comandante Lauro a Berlusconi. Calciatori belli e adorati come i divi di Hollywood. Perfino un centravanti capace con i suoi gol di ammorbidire la protesta degli operai della Fiat. Poi gli eroi di Superga, gli anni di piombo, calciatori opinionisti televisivi, la Mano de Dios e quel tocco di saudade obbligatorio quando si parla di calcio.

Darwin Pastorin e Andrea Bozzo ci raccontano la Storia d’Italia attraverso i ritratti dei calciatori che sono stati specchio e sublimazione di tutto ciò che è successo nel nostro Paese negli ultimi 70 anni.

Una recensione del “Manifesto”

Ai bei tempi del pallone

Darwin Pastorin ha avuto il merito di inviare a Socrates l’edizione italiana di Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci. Glielo chiese il calciatore brasiliano fautore della democrazia corinthiana, l’unico esperimento al mondo di squadra autogestita che vinse lo scudetto in Brasile. Durante il mundialito per club disputatosi nel 1981 a Montevideo, seduti su una panchina durante una pausa all’ombra di un albero, per ripararsi dalla calura, i due parlavano un po’ di tutto, visto che Pastorin figlio di emigrati italiani, era nato e vissuto per alcuni anni a San Paolo. Di Antonio Gramsci l’asso brasiliano aveva letto gran parte delle opere, ma voleva rileggerlo in italiano, e a Pastorin disse: “ Sai, quel vostro piccolo uomo fu un gigante. Un autentico gigante”. Quando la Fiorentina acquistò Socrates e fu presentato alla stampa, gli chiesero:” Quale italiano preferisce tra Gianni Rivera e Sandro Mazzola?” e lui con un sorriso ironico rispose: “ Antonio Gramsci. È lui l’italiano che stimo di più”. Questo e altro trovate in un libro di ritratti di calciatori, allenatori e qualche giornalista-scrittore, che Pastorin ha raccolto in Storia d’Italia ai tempi del pallone. Dal Grande Torino a Cristiano Ronaldo (CasaSirio editore, euro 16).

Sono ritratti brevi e significativi di personaggi del calcio, alcuni dei quali incontrati nella sua lunga carriera di giornalista sportivo: il Grande Torino, Sivori, Altafini, gli allenatori Fulvio Bernardini, unico mister laureato in Economia e Commercio, e Boskov, Re Cecconi, Paolo Rossi, Anastasi, Socrates, Totti e Del Piero, Balotelli, Buffon e Cristiano Ronaldo.Il libro andrebbe letto dalla fine con due ritratti che delineano la passione di Pier Paolo Pasolini per il calcio e quella dello scrittore Giovanni Arpino, considerato da Pastorin il suo maestro. Ad Arpino gli amanti del calcio e della letteratura sportiva devono forse il più bel romanzo scritto da dentro il mondo del calcio, Azzurro tenebra, ambientato sulla disastrosa spedizione della nazionale italiana ai mondiali del 1974, essendo Giovanni Arpino anche firma sportiva del quotidiano torinese La Stampa.

Del suo maestro, chiamato affettuosamente Arp, scrive: “Giovanni Arpino fu lo scrittore che raccontando il pallone (quasi) ogni giorno su La Stampa, sdoganò il giornalismo sportivo, portandolo a essere, finalmente e giustamente, letteratura”. Pastorin ha sempre cercato di conciliare cronaca calcistica e letteratura, come hanno fatto numerosi scrittori dell’America Latina, alcuni dei quali sono stati suoi amici personali, da Osvaldo Soriano a Edoardo Galeano fino a Sepulveda. Il libro parte da lontano, dall’immediato dopoguerra per delineare una storia d’Italia attraverso il calcio e le sue malefatte, e l’autore non manca di far riferimento al contesto sociale e ai principali avvenimenti politici, come l’operazione avviata dall’armatore napoletano Achille Lauro, che proprietario del Napoli, nel 1952 acquistò con la somma stratosferica di 105 milioni di lire l’asso svedese Hasse Jeppson, prontamente battezzato dal fantasioso pubblico napoletano O’ Banco e’ Napule. In quella estate Achille Lauro fu eletto sindaco di Napoli, nelle liste del partito Monarchico con 300 mila preferenze, e successivamente deputato con 600 mila voti. Poi i ritratti degli oriundi Sivori e Altafini, con quest’ultimo oggi fraterno amico. Parla di pallone e non di calcio, perché quello di oggi non lo appassiona più, e da qualche anno si tiene distante anche dai campi di calcio.

Pallone per raccontare il calcio di ieri, gli operai della Fiat nella sua Torino, e al Grande Torino di Valentino Mazzola riserva il primo ritratto, come se la storia d’Italia del dopoguerra fosse nata da quella squadra imbattibile e dall’emozione che suscitò la tragedia di Superga, lui juventino sfegatato che la domenica successiva andò in curva con la bandiera bianconera listata a lutto. Al calcio di una volta appartengono anche i ritratti, tutti egregiamente disegnati da Andrea Bozzo, di Totti e Del Piero, ritenuti simbolo di fedeltà ai colori di una squadra, oltre che grandi campioni.

Tra i tanti, però, è a un capitano di un’altra epoca, Giacinto Facchetti, che Darwin Pastorin dedica parole commoventi: “ Lo rivedo nel 1987 a San Paolo del Brasile, al Mondiale over 35, chiamato Coppa Pelè: ancora in forma, ancora un atleta vero, ancora capace di strappare applausi a scena aperta. Quella sera mi chiese, io davanti a una birra e lui a un bicchiere d’acqua, di raccontargli di quando Socrates, a Montevideo aveva tenuto quasi una conferenza su Marx e Gramsci. E mi chiese di Jorge Amado e di Arpino e della mia infanzia in Brasile. Non è vero che si dimenticano le voci. Quella di Giacinto la sento ancora: è limpida, è chiara, come acqua di sorgente”. Potrebbe sembrare un libro nostalgico sui bei tempi, invece Darwin Pastorin, da poco lontano dagli obblighi delle cronache del calcio, ci racconta con mano leggera il pallone poetico che rotola sul rettangolo verde della storia d’Italia. Come faceva Arp.

Pasquale Coccia, Il Manifesto 5 gennaio 2019

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