Calcio è filosofia

Cristian Nonnis

“Inebriato dalla passione per la filosofia, attraverso la quale riesco ad avere un atteggiamento di meraviglia e stupore anche negli eventi apparentemente meno positivi, mi sono reso conto di essere in viaggio per le vie più nascoste del mio intelletto. In questo mio viaggio ho cercato di parlare dei filosofi che più hanno colpito la mia immaginazione in un modo particolare, anche strano per certi versi. Infatti, in quello che è un percorso immaginario, oltre a incontrare i grandi pensatori, cerco di accomunare ciascuno di loro a uno dei grandi fuoriclasse della storia del calcio, ancora una volta scelti tra coloro che più hanno scatenato le mie fantasie”.

Una lettura dal libro

La partita

Il modo migliore per capire, penso, è quello di fermarmi, possibilmente sedendomi, e osservare. La mia attenzione è catturata da un gruppo di persone che sembrano preparare un campo per una partita di calcio, tracciandolo. Arrivato sul punto, chiedo informazioni e, come avevo intuito, tra qualche ora si disputerà una partita; anzi, per la precisione un triangolare di quarantacinque minuti a incontro. Le squadre che si contenderanno la vittoria sono: La scuola di Mileto, La Scuola di Elea e i Pluralisti. La costante di tali mini partite sarà costituita dai guardiani delle porte; ciascuna squadra, infatti, avrà per un tempo Felicità! e per l’altro Ricerca delle origini, simboli, mi dicono, della nascita di questo Paese, Filosofia. I calciatori impegnati sono mitologici, tra gli altri spiccano: Silvio Piola, Giuseppe Meazza, Valentino Mazzola, Nils Liedholm, i campioni italiani che hanno vinto i mondiali del ‘34 e ‘38 e gli uruguaiani vincitori di quelli del ‘50 (dando vita al celebre Maracanazo).

Nel frattempo decido di mettermi a sedere, non voglio perdermi nemmeno un minuto dei preparativi. Un gruppo di uomini ascolta quanto ha da dire uno dei responsabili della squadra di Mileto, definito il più saggio dei sette sapienti; egli, Talete, guardando con fare scientifico alle dinamiche naturali implicite nell’organizzazione di questo evento, può essere considerato l’iniziatore dello stesso. 

«Dobbiamo carpire il principio naturale che tutto muove» gli sento dire. «Assicuriamoci che l’acqua, che io considero essere tale principio, sia usata nella giusta maniera. L’irrigazione del campo deve essere perfetta» A questo punto interviene Anassimandro che, della squadra di Mileto, sembra essere l’addetto alle vicende prettamente sportive: «Possiamo avere la meglio se riusciamo a ottenere una posizione privilegiata nel processo di separazione dell’apeiron. Nella lotta dei contrari che, inevitabilmente, sarà la vera sfida di questa partita, che sancirà la vittoria di una compagine prima del ritorno all’indefinito originale; dobbiamo considerare ogni aspetto potenzialmente involutivo e starne alla larga». 

Intanto, il preparatore atletico cura la fase di riscaldamento, dando particolare attenzione alla respirazione. Egli, Anassimene, afferma: «Ricordatevi che l’aria è l’origine di tutto, non trascurate mai di averne abbastanza! La differenza qualitativa è possibile solo se avete una maggior quantità di aria». 

L’allenatore, il mago Pitagora, agli occhi dei suoi calciatori si muove con atteggiamenti divini: «Ragazzi, ricordatevi che l’unità è fondamentale; ciascuno di voi, un numero della stessa, alcuni pari e altri dispari, sono parte di un tutto e solo se prendete coscienza di tale fatto reale potremo arrivare alla vittoria».

La benedizione finale spetta al presidente Eraclito che, dopo aver osservato in silenzio ogni singolo aspetto, afferma convinto: «Ricordatevi che tutto scorre». Intanto, al centro del campo, anche la seconda delle tre squadre si prepara alla partita. Nella scuola di Elea, contrariamente a quella di Mileto, si punta di più sull’essere profondo soggiacente le cose, cercando di individuarne le caratteristiche principali. Senofane, il presidente-fondatore della squadra, comincia il suo discorso con la critica all’antropomorfismo, sostenendo che, contrariamente ai miti comuni, gli dei non hanno sembianze umane: «L’essenza divina che tutto vede, sente e ode può essere percepita solo con la ragione. Utilizzate questa caratteristica e la vittoria sarà nostra!». 

Il preparatore atletico Parmenide, intanto, nel curare la fase di riscaldamento richiama i giocatori a sé: «Ricordatevi, una cosa è l’opinione e l’apparenza che ciascuno di voi può avere, ben altra è la realtà e la verità. Solo se ci consideriamo uno, come l’essere che è al cospetto di quelli che rappresentano il non essere che non è, riusciremo a portare a casa il risultato». 

Il tecnico Zenone, come di consueto per chi conosce i suoi metodi, comincia con lo analizzare gli avversari, portandone alla luce punti deboli e contraddizioni, per poi introdurre le contromosse attraverso il suo ragionamento per assurdo: «Se il loro comportamento è sbagliato, il suo contrario, quello che porto io, sarà certamente giusto. Seguitemi e vinceremo la partita». 

L’ultima porzione di campo è occupata dalla squadra dei pluralisti, impegnata anch’essa negli esercizi di riscaldamento. Il preparatore Empedocle, grande motivatore, ricorda ai giocatori che i quattro elementi costitutivi ciascuna cosa (acqua, aria, fuoco e terra) sono immutabili, ma la vittoria (il divenire) è determinata dall’assemblamento che si fanno degli stessi: «L’amore e l’odio sono i motori propulsivi» termina. 

L’allenatore Anassagora, eccezionale per le sue idee rivoluzionarie ed estremamente attuali, da vero fautore del calcio totale motiva i propri calciatori dicendo loro: «Ognuno di voi, anzi, ogni vostra singola giocata può essere considerata un seme dalle cui somme sarà costituita ogni azione (corpo). L’origine caotico, dal punto di vista motorio, degli stessi sarà regolato e organizzato dal nous (intelletto), che, essendo più leggero, non si mescolerà agli stessi ma dall’esterno riuscirà a governarli».

Affascinato dalla lungimiranza di queste parole, che avranno riscontro nello studio subatomico in periodi parecchio successivi, sono pronto ad assistere all’inizio della prima mini partita. Assisto a un calcio di un’altra epoca; i giocatori mi sembrano figure leggendarie, epiche e ogni loro movimento sembra avere natura poetica. Mi colpiscono in particolar modo Valentino Mazzola, che col suo fisico statuario pare essere in ogni zona del campo secondo la necessità della propria squadra. Egli resiste a tutto, anche al fato che sembra essere suo acerrimo nemico; appena tira su le maniche della propria maglia, non v’è scampo per nessuno.

Poi c’è Silvio Piola, che con le sue lunghe leve percorre grandi porzioni di campo senza difficoltà alcuna. Egli ha un rapporto privilegiato con il goal, sembrano essere nati l’uno per l’altro. Giuseppe Meazza sembra uno di quei calciatori nati per far partire la propria squadra dall’uno a zero. Quando pensi sia in difficoltà, si trasforma in San Siro ed è la scala del calcio. Giampiero Boniperti è un altro nato per fare goal, anche se la sua miglior caratteristica è quella dell’organizzazione. Le mini partite si susseguono e io sono assolutamente privo di spirito critico, impossibile averlo nei confronti della Poesia pura. Ne deriva che mi limito a contemplare e una lacrima di commozione fa capolino sul mio viso quando, per la prima e unica volta nella sua carriera, il mitico Nils Liedholm sbaglia un passaggio, ricevendo l’applauso di tutti i presenti.

La partita è talmente bella che non vorrei finisse mai ma, considerato lo scorrere degli eventi, è inevitabile che il triplice fischio arrivi inesorabile. Un secondo dopo la fine, inebriato dall’entusiasmo infantile implicito nell’approccio al mio percorso, sorridendo per aver assistito all’inizio dello stesso, seguo la fila di persone che, considerata l’eccitazione delle stesse, sembra portare a un evento storico.

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