Crazy for football

Storia di una sfida davvero pazzesca

Francesco Trento – Volfango De Biasi

Davanti a noi, ora, non ci sono più due schizofrenici, uno psicotico, tre depressi, un ansioso eccetera. C’è un gruppo di giocatori, di amici, che si prepara a un Mondiale. Sono finiti, trascorsi, i mucchi di giorni incolori, le settimane scomparse, sacrificate al nulla. Al loro posto, adesso, c’è questa corsa di gruppo da un lato all’altro del campo, c’è il dribbling tra i conetti, il tiro in porta, la finta venuta male, il tiro sparato alle stelle, la risata. C’è smettere di avere la propria età per qualche giorno, tornare all’età calcio, a quell’adolescenza di ritorno che cancella ogni dato anagrafico e rende tutti bambini. Mentre tra invasioni di campo, scontri tra ultras e polemiche il resto del mondo è ammalato di calcio, da qualche parte c’è anche chi di calcio guarisce. Succede a Osaka, in Giappone, nel primo Mondiale per persone con problemi di salute mentale.

Dal “Libraio.it”

Ispirato al film prodotto da Skydancers e Rai Cinema, vincitore del David di Donatello come Miglior Documentario 2017 e Menzione speciale ai Nastri d’Argento. Davanti a noi, ora, non ci sono più due schizofrenici, uno psicotico, tre depressi, un ansioso eccetera. C’è un gruppo di giocatori, di amici, che si prepara a un Mondiale. Sono finiti, trascorsi, i mucchi di giorni incolori, le settimane scomparse, sacrificate al nulla. Al loro posto, adesso, c’è questa corsa di gruppo da un lato all’altro del campo, c’è il dribbling tra i conetti, il tiro in porta, la finta venuta male, il tiro sparato alle stelle, la risata. C’è smettere di avere la propria età per qualche giorno, tornare all’età calcio, a quell’adolescenza di ritorno che cancella ogni dato anagrafico e rende tutti bambini.Mentre tra invasioni di campo, scontri tra ultras e polemiche il resto del mondo è ammalato di calcio, da qualche parte c’è anche chi di calcio guarisce. Succede a Osaka, in Giappone, nel primo Mondiale per persone con problemi di salute mentale.

Con ritmo e ironia, De Biasi e Trento raccontano la rocambolesca formazione della Nazionale italiana, tra i provini, gli allenamenti con un pugile campione del mondo, le mille difficoltà e il nascere di un’amicizia che sancisce, per i componenti della squadra, la fine della solitudine. Un’avventura follemente bella, abitata da personaggi così perfetti da sembrare inventati. Come Sandrone, il super poliziotto che scortava il presidente della Repubblica finché non ha iniziato a sentire le voci, e si è dovuto dimettere. Come Luís, il portiere che (forse) ha giocato in serie B. Come Stefano, che mentre racconta i suoi tentativi di suicidio alza la testa, guarda i suoi compagni vestiti con le tute degli Azzurri e sospira, incredulo: «Che mi sarei perso».

Personaggi indimenticabili, che vi faranno innamorare, ridere, commuovere. E cambieranno per sempre la vostra idea di cosa vuol dire essere «pazzi». 

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«Questo è un libro per chi ha un cuore e sta aspettando di metterci una squadra. Parola di ultras.»

ANDREA VITALI

«Una bella storia di sport e, dunque, una bella storia di vita. Perché il calcio, quando è passione, la vita te la cambia.»

ALESSANDRO DEL PIERO

«È una storia bellissima che mi ha conquistato.»

CARLO VERDONE

«Questo libro e la storia che racconta dimostrano che non esistono sogni impossibili. Sarebbe da pazzi non leggerlo!»

SANDRO VERONESI

Che siate o meno appassionati di calcio, “Crazy for football” è una storia che obbliga a fare il tifo per un’impresa epica, compiuta da un’armata Brancaleone.

SEVERINO COLOMBO, La Lettura

Da “La Stampa”

“Crazy for football”, quando il calcio non è soltanto uno sport da matti

Ci sono i libri che divertono, e quelli che fanno pensare. Pochi, fanno l’uno e l’altro. Come «Crazy for football», cronaca di un viaggio speciale di una squadra speciale: quella che compone la nazionale italiana dei pazienti psichiatrici, volata in Giappone nel 2016 per il primo campionato mondiale di calcio a 5 per quelli che in fondo non sono «matti» solo per il calcio. È appena uscito per Longanesi (266 pp, 14,90 euro), lo hanno scritto Francesco Trento e Volfango De Biasi, che hanno viaggiato con il team per raccontare la storia di una sfida davvero pazzesca anche con un film. Che si è aggiudicato il David di Donatello 2017 per il miglior documentario.

SENZA FORZATURE

Un libro bellissimo, dove l’aggettivo vuol dire tutto, senza forzature ed esagerazioni. Tanti personaggi con i loro tic, le loro debolezze, ma anche con il loro grande cuore ed un’umanità tutta particolare. Sandrone, l’ex scorta del presidente della Repubblica che ad un certo punto ha iniziato a sentire le «voci», Antonio il calabrese riottoso ma assai dotato tecnicamente, Silvio da Oristano, difensore che spera un giorno di diventare qualcuno e Ruben, l’estroso attaccante che a 12 anni, quando il padre è finito su una sedia a rotelle per una malattia, è dovuto diventare di colpo uomo ed a quel punto ha sclerato.

LO STAFF

Partite, incazzature, colpi di scena, gioie & delusioni. E il mister che sbraita, il preparatore atletico che incita, lo psicologo-tifoso che rassicura, i documentaristi-scrittori che si fanno mille paranoie. I ragazzi alla fine arrivano terzi, ma andava bene allo stesso modo una vittoria o l’ultimo posto, ché tanto la loro partita l’hanno vinta: il successo è stato andare in Giappone per creare dentro di sé quelle endorfine che surrogano in parte le medicine. Ma anche per avere qualcosa a cui credere e forse un domani diverso. Come Ruggero (ma questa è in pratica la fine del libro), che dopo la trasferta lascia Villa Letizia (un nome, un programma) perché è diventato (di colpo?) pienamente sufficiente: e dire che solo qualche settimana prima era impegnato in accese conversazioni con se stesso.

UNA SQUADRA NORMALE

La loro sembrerebbe una squadra normale. Se non fosse che lo staff ogni tanto, guardando la panchina, s’accorge di giocatori che parlano e ridono da soli, per poi incupirsi improvvisamente. E che insieme alla colazione ingurgitano più pillole che in un rave illegale. Anche per questo si allena il corpo con la preparazione atletica dell’ex campione del mondo di pugilato Vincenzo Cantatore, la tecnica e la tattica con l’ex giocatore di serie A di calcio a 5 Enrico Zanchini, ma soprattutto si cerca di far star meglio i ragazzi preparandone la mente. Comunque se loro sono qui, c’è sempre un perché.

Lo spiega il bomber Enrico Manzini, a cui fa paura il contatto fisico. «Ho avuto esperienze dure in famiglia, non dico risse, ma insomma contatti un po’ ruvidi: a me in campo non piace essere toccato». Molti per tutta la vita hanno sentito «voci, tuoni e tempeste nel cervello». Per questo la gente li pensa rallentati e depotenziati dai farmaci, mentre alcuni hanno movimenti fluidi, eleganti e naturali: e la sfera di cuoio che esce dai piedi di uno per arrivare a quelli di un altro diventa comunicazione, capacità di relazione.

IL GRAN FINALE

Nel finale del libro c’è un sogno pazzesco, ma forse raggiungibile: portare in Italia l’edizione 2018 del Mondiale. Magari per scriverci un altro libro e girare di nuovo un meraviglioso documentario. Per loro. Che se lo meritano.

Maurizio Ternavasio, La Stampa 27/10/2017


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